Le Squadriglie Morte

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Sono Samuele Zerbini, Consigliere Comunale a Rimini. Credo sia importante impegnarsi per cambiare ciò che non va. "Riforma include il concetto di forma:... significa che vedendo una cosa vogliamo dargliene una nuova. E sappiamo quale." (GKChesterton)

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domenica, 23 ottobre 2005

Prima del Primo Capitolo

Se la prima domenica d'ottobre un turista avesse voluto passeggiare liberamente lungo la spiaggia di Rimini, avrebbe potuto farlo con grande piacere: era una giornata soleggiata. Era di quel sole che brucia sulle giacche indossate per far fronte al vento che d'autunno spira tutti i giorni dal mare, a tratti più forte, a tratti dolce. Passeggiando sui frammenti di conchiglie spezzate che si raccolgono sul bagnasciuga sarebbe stato abbagliato dal riverbero del sole, quasi da neanche accorgersi dell'acqua che nel suo va e vieni avrebbe potuto bagnargli la suola delle scarpe. Non c'e' nulla, su tutti i sedici chilometri ininterrotti di sabbia, tutto senza ombrelloni, bagnini, ragazze in costume, cabine, sdrai, palloni e racchette, barattoli d'olio solare, anziane con l'acqua a mezzo polpaccio e costumi interi a fiori o neri, cabine con a fianco scooter d'acqua, pedalò, mosconi e relativi bagnini e relativi tatuaggi femminili con allegati una caviglia affusolata, una gamba abbronzata e snella, lunghi capelli e occhi azzurri adoranti il summenzionato bagnino, senza nemmeno le bandiere ed i bambini con i gelati in mano. Solo onde di sabbia e vicino all'invisibile strada cabine sbarrate. Vedere questo spazio, questo respiro ampio sul mare l'avrebbe affascinato tanto da rischiare di preferire la spiaggia ad ottobre piuttosto che a Luglio. Accade alla maggior parte di quelli che vi abitano, e che provano a nascondersi la verità di una città che si veste di sposa d'estate, e di moglie nelle altre tre stagioni. Sempre bella, sempre fedele, ma raggiante da Giugno a Settembre, quotidiana e fascinosa da Ottobre a Maggio.

Non avrebbe mancato di notare di lontano il promontorio di Gradara, che segna il confine oltre il quale  a Sud non si vede nient'altro, mentre a Nord lo sguardo vaga sin oltre a Cesenatico, e probabilmente se non si fosse interrato ed allontanato inesorabilmente dal mare si sarebbe potuto vedere -mille anni fa- il Porto di Classe.

Il rumore che fa il vento arricciando le onde vicino a riva solitamente cancella ogni altro suono, e seppure forte assomiglia molto ad un silenzio, per cui i pensieri avrebbero potuto perdersi, spostando pigramente gli occhi tra la linea blu che sottolinea l'attaccatura del cielo al mare e la striscia di sabbia chiara che porta sopra -come fosse una corona dall'incomprensibile merlatura- per tutti i sedici chilometri alberghi alberghi alberghi.

postato da: samuelezerbini alle ore 00:48 | link | commenti (2)
categorie: prima del primo capitolo
martedì, 25 ottobre 2005

Passeggiando il nostro turista, che possiamo immaginare tedesco, quantomeno per questioni statistiche, deciderà di camminare in direzione del porto, e si lascerà sulla sinistra una lunga linea di alberghi, pub, pizzerie, bar, residence e qualche spaccio come forse ve ne sono soltanto nei paesi di montagna e nelle località balneari. Li immaginerà soltanto, ovviamente, perchè dalla riva al mare non si vedono se non solo la parte più alta coperti come sono dell'ininterrotta striscia di cabine. Finalmente le linee bianche degli scogli addossati al lungo molo si faranno più nitide, si staccheranno dal bianco di spuma delle onde che vi si gettano addosso. Più intenso sarà l'odore della salsedine, delle alghe, di stoffa e di legno bagnato, quasi si potrà sentire anche in bocca. Ecco allora che il nostro turista avrebbe potuto persino decidere di toccare il mare, e di assaggiarlo, per sentire se il profumo intenso è uguale al sapore che in bocca lentamente si fa sempre più chiaro.

Salirà lungo il breve scivolo che porta dalla spiaggia all'asfalto puntuto di pietra d'Istria della lingua proiettata sul mare del molo. Non potrà non accorgersi della Darsena, appena costruita e alta come un muro sul mare. Ora si potrebbe dirigere verso la cima del molo stesso, dove nelle giornate nebbiose e a notte balugina il faro rosso, che tutte le barche sanno tenere alla propria sinistra in modo da avere il fare verde, che sta sull'altro lato del porto, alla propria destra.  In fondo avrà la tentazione di salire sugli ultimi scogli, per andare oltre anche persino al molo stesso. Vi salirà certamente, ed arriverà in piedi in cima all'ultimo scoglio, e finalmente si guarderà intorno.

Proverà la sensazione che molti dei protagonisti di questa storia hanno provato: quello di sentirsi piccoli piccoli nel mezzo di un universo blu. Dove il mare respira lentamente, a onde grandi e lunghe, e s'infila negli anfratti degli scogli, e si ritira, e risale, e scende nelle calate tra i massi per risalire potente e maestoso all'arrivo della successiva ondata, e tutto questo fino a che avrai fiato. Piccoli in un cielo blu di sotto in continuo movimento, dagli ampi archi, dalle lunghe colline che come reggimenti di Ussari instancabili si lanciano a far tremare tutto il molo e quanto vi è stato costruito. Piccoli  con un mare azzurro disopra, sereno e largo, e luminoso e freddo, dove non vola che appena qualche gabbiano in cerca di qualche rifiuto, o di qualche pesce pescato e poi gettato come scarto, o di qualche sprovveduto granchietto zampettante sopra il biancore degli scogli. Gli scogli sono dello stesso bianco delle bitte cinquecentesce piazzate sul molo poco lontano, punti fermi per i pescherecci che ancora vi si ormeggiano. Le hanno lasciate i Malatesti  quasi a respingere l'oblio che prende chi si trova in piedi nel blu.
Così bianche -le bitte- che qualche bimbo vi disegnerà sopra con gessetti colorati righe confuse ed allegre, case, persone, incontri ed alberi, che a   guardare bene saranno i sogni di ogni vita che avrà.

Perduto nel blu, stordito dal blu, affascinato, ammaliato dal blu, si riscuoterà solo dopo poco, e tornerà verso il proprio albergo con negli occhi un rapido sorriso.
postato da: samuelezerbini alle ore 01:08 | link | commenti (2)
categorie: prima del primo capitolo
giovedì, 27 ottobre 2005


postato da: samuelezerbini alle ore 00:08 | link | commenti
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Capitolo 1 -
Lo stesso giorno, la mattina della prima Domenica di Ottobre, l'automobile del Maresciallo La Pietra esce lentamente dalla stazione di Novafeltria e saltella -come è proprio delle gazzelle- lungo i tornanti che portano in cima al Monte Pincio. Novafeltria è dove le Marche sono  ancora Romagna, a pochi chilometri da Rimini, lungo la valle del fiume che vi sfocia. Fiume che offre -in un impeto di generosità- il proprio nome per indicare l'insieme di quei calanchi, strade, sentieri e colline che assomigliano a monti, e che hanno sempre in cima almeno una torre, ad indicare una storia assai bellicosa. Attorno al fiume  -il Maresciallo osserva salendo- lungo la Val Marecchia, si dispongono ordinatamente macchie di bosco che al verde mescolano il giallo allegro delle foglie pronte all'ultima danza, i campi mezzi grigi e mezzi neri, case sparse e paesi minuscoli. Sta pensando che di tutte le cose che avrebbe voluto fare questa era nell'ordine tra la quintultima e la terzultima, e medita ancora un po' su come situarla nella top-ten delle seccature, prima di iniziare a pensare a quel che dovrà fare. Una signora ha chiamato i Carabinieri perchè aveva visto un gruppo di persone vestite in modo strano. Il maresciallo sa benissimo di chi si tratta: sia per quanto riguarda la signora sia per quanto riguarda il bizzarro gruppo. La signora è la madre di don Pietro, il parroco di Talamello. Almeno due volte a settimana scopre un qualche guasto di questo mondo cui vuole porre rimedio chiamando le forze dell'ordine,  anzichè ritenerlo una variabile connaturata all'essenza stessa dell'Universo, così voluto da Dio per suoi motivi imperscrutabili. Il gruppo di  persone sono invece milanesi, bergamaschi, veronesi e più in generale imprenditori, alti funzionari e dirigenti del Nord. Cambiano ogni fine settimana, e vengono qui in valle per passare qualche ora vestiti da Indiani d'america o con tuniche orientali, ballare al suono di tamburi, raccontarsi ciascuno i fatti propri, ascoltare musiche che altrove avrebbero trovato soporifere, giocare come farebbero i bambini, e pensare così di aver guadagnato qualche livello di qualche energia positiva. Quantomeno è per questo che pagano profumatamente l'Associazione Mai Trai Bagatwa, che li accompagna in una casa di quei paesi abbandonati da anni.

Il Maresciallo si sta chiedendo come mai si sono spinti ad almeno tre ore dalla loro sede, ma quando li vede vestiti in lunghe tuniche viola e con i capelli resi crespi grazie all'argilla fa partire lo schema adatto all'occasione: sospira, invia il cervello in pausa caffè, fa partire la sirena affinchè la solerte madre di don Pietro si  accorga del suo intervento e smetta di chiamare in caserma ogni  venti minuti, blocca la macchina a tre millimetri dall'ultimo di essi  che fa un salto senza che l'acconciatura ne risenta, e scende dalla vettura.
postato da: samuelezerbini alle ore 00:10 | link | commenti (10)
categorie: 1cap cè un tempo per fare silen
mercoledì, 02 novembre 2005


Un telefono suona nel centro di Rimini, a pochi metri dalla piazza del potere politico. In via Sigismondo, accanto a Piazza Cavour, c'e' un palazzo abitato dalle persone bene della Rimini bene. "Bene" vuol dire che ne parlano bene negli articoli dei giornali, nelle foto vengono bene, e quando i loro figli sono a scuola di solito vanno bene. Non significa altro, e dietro a quella parola non ci si può nascondere, che tanto la vita ti trova lo stesso, e magari ti chiede anche dov'eri finito. Non puoi evitare il male che ogni giorno cade sulla terra, il sapere perchè ci sei e perchè poi a volte capita di soffrire. A dire il vero, Luca in questo momento dorme e sta sognando di essere affacciato alla finestra della camera che -nel suo palazzo bene- offre la visuale della piccola corte interna. Ma lo sguarda è un po' più in su, dove abita Viola, figlia di invisibili vicini. E Viola suona il violoncello guardando soltanto lui, diversamente da quanto fa tutti i pomeriggi dalle due alle quattro. Di solito poi rientrano i suoi genitori ed inizia a studiare, per poi riprendere  in mano lo strumento alle sei per un altro paio d'ore, senza mai guardarlo, anzi mettendosi spesso dietro alla parete. Pur non avendole mai parlato, Luca è perfettamente convinto che lei sia la ragazza che sta aspettando da quindici lunghi anni, ovvero da quando è nato. Ma questa volta è diverso, ed è sicuro che quel brano meraviglioso sia soltanto per lui. Nel suo sogno però si inserisce una fastidiosa terza persona, che ha in mano un enorme altoparlante e disturba Viola con uno squillare insistente. Così insistente che forse...

"Pr..pronto?" -dice Luca afferrando la cornetta, in un risveglio che avrebbe piacevolmente evitato.
"Luca! Sono Fli.. che fai? Sono le nove! Ma stai ancora dormendo? Io sono qui sotto casa tua, ti sto chiamando dal mio cellulare. Muoviti, che gli altri sono già davanti alla Chiesa con le torte."
Filippo, detto Fli, stessa età di Luca, suo Vice Capo Squadriglia negli Scout. Squadriglia Falchi,  detta l'indomita, detta la vigilante.
Luca si rovescia fuori dal letto e si lancia con il cordless infilato tra la spalla e l'orecchio in direzione del bagno. Passando con una mano raccoglie i vestiti dell'uniforme mentre con l'altra prende calzini e scarpe.
"No, no, sono solo un po' raffreddato, ho avuto, mmh, un problema... ad uscire prima...Ma sono pronto, scendo subito".
"Occhei, va bene. Ti aspetto qui"
Pur essendo già pronto Luca ci mette un paio di minuti in più del previsto a scendere, e sulla guancia porta un segno che -se non fosse stato già sveglio da un po'- Fli avrebbe interpretato come l'inconfondibile traccia del cuscino. Spingendo come fossero pistoni i pedali delle bici rapidamente -e pericolosamente- arrivano dagli altri

Il resto della Squadriglia Falchi è schierata in uniforme davanti alla chiesa di Santa Maria Maddalena alle Celle: solo gli occhi allenati dalla consuetudine possono indicarla senza dubbio come chiesa. Infatti anche gli stessi parrocchiani ultimamente sono stati costretti ad aumentare la visibilità dei segni cristiani: una croce luminosa per la sera, il cotto e pietre nel cortile antistante. E' stata progettata da un architetto che probabilmente ha equivocato la definizione di chiesa come "Casa di Dio", e che quindi pare abbia puntato molto sul primo termine, lasciando scoprire Dio solo a chi si avventurasse all'interno della sua Casa. Molto cemento, quattro muri lievemente mossi da una discesa che porta alle stanze per l'attività pastorale disposte al di sotto della Chiesa. I più inclini all'esperienza mistica sostengono che questo sia in omaggio ai cristiani delle catacombe, i più fantasiosi invece ritengono sia stato per permettere ai cristiani di sfuggire ad un disastro nucleare fornendo loro uno spazio magari non adattissimo alle attività, ma certamente più sicuro nel malaugurato evento.
Qui sotto trova sede il Reparto Scout Croce del Sud, trenta ragazzi divisi in quattro Squadriglie. Pur essendo un Reparto abbastanza giovane, appartengono al Gruppo Scout Rimini 2, uno dei più antichi della Città. Anzi il più antico, condividendo questo primato con il Rimini 1, dal quale negli anni '60 si era diviso sia perchè il Rimini Secondo (come si diceva allora) era un Gruppo solamente nautico, sia perchè avevano visioni diverse del mondo, della politica e di come fare gli scout.

Tutta la mitologia che da questa divisione si era creata è oramai sublimata in una rivalità che poco ricorda di quei tempi, se non in una forma annacquata simile a quei litiganti che -in nome di un'antico torto di cui però nessuno ricorda la sostanza- proseguono l'inimicizia in una semplice salva di battute o discussioni, trasformandola in un'anomala amicizia.

Da allora molta acqua è passata sotto la chiglia delle loro barche nel Porto, e all'interno del Gruppo già altri tre Reparti sono nati e poi morti. Il Rimini 2  oltre al Reparto dei Falchi -il Croce del Sud, che è detto terrestre- ne conserva uno nautico, dal nome antico ma giovane anch'esso, perchè l'Orsa Maggiore originario venne chiuso anni fa, e cambiarono tutte le Squadriglie.

La Squadriglia Falchi deve acquistare dei teli impermeabili e dei cordini, perchè il Sabato e la Domenica prossima va in Uscita in Valmarecchia, e vuole testare un rifugio.
Per raccogliere il denaro necessario hanno creato un ingegnoso sistema di sfruttamento della manodopera materna: le madri cucinano torte, e loro le vendono la domenica mattina fuori dalla Chiesa. Zero investimenti, cento per cento di utile.
Ultimamente, da quando il loro Capo Reparto (Stefano, 23 anni, detto Ghigo, studente di Medicina a Bologna) ha fatto loro notare che gestire il racket delle torte non è proprio il massimo per degli scout -vergognandosi probabilmente come Al Capone davanti al Giudizio Universale- le torte le stanno cucinando anche loro. Però il nerbo delle vendite è ancora formato dal materiale proveniente dai loro traffici oscuri, ma è un male che Luca vuole rapidamente cancellare.
postato da: samuelezerbini alle ore 00:05 | link | commenti
categorie: 1cap cè un tempo per fare silen


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Una lunga teoria di processionarie, quegli strani animali che scendono dai pini e camminano tutti in fila. Il Maresciallo La Pietra scendendo dall'auto ne scansa alcune, ed inizia a pensare che questo gruppo di colorati amministratori dell'Italia produttiva assomigli molto a loro.
-Buondì- dice con voce neutra - hanno telefonato in caserma, e sono venuto a vedere che tutto proceda bene.-
-Signor Maresciallo! Buongiorno, tutto bene, tutto bene grazie- Lo dice uno dalla faccia simpatica, un po' rotondetto, dai capelli bianchi all'attaccatura e grigi come l'argilla sul resto.
Il Maresciallo si guarda attorno, come a cercare  un alleato, o un orecchio amico cui chiedere come deve fare con questi bizzarri personaggi. Sono una quindicina, e con le lunghe tuniche viola sembrano un pezzo d'India trapiantato in Valmarecchia.
-Come mai vi trovate così distanti dalla vostra casa?- Nel dire questo si ricorda di aver lasciato acceso il lampeggiante della sirena. Oramai non serve più a sedare la mamma di don Pietro, e può anche spegnerla. Così si china veloce e torna rapido dentro la macchina, per poi uscire subito dopo con un sorriso da marachella dimenticata sul volto. Nel frattempo quello di prima inizia a spiegare.
-Vede Maresciallo, li stiamo portando nei boschi sul Pincio perchè è lì che vogliamo incontrare Brigit, la dea celtica dei boschi. -
-Ah, ecco. Mi pareva che ci dovesse essere un motivo serio...-
L'altro continua, contento dell'interesse del Maresciallo, senza accorgersi dell'ironia sparsa a piene mani in quelle parole. Il Maresciallo sente nell'aria l'odore del legno arso nel camino, l'odore del coniglio che inizia a cuocere nella preparazione del pranzo domenicale.
-Pare che viva ancora in quel bosco, parte di un bosco più antico, ed il suo santuario sia ora sostituito da Madonna Piè di Monte, alla base del Pincio, dall'altro lato.-
-Bene, bene. Mi raccomando, vedete di non fare troppi danni in giro, o di farvi prendere sotto da qualche auto.- (intanto sta pensando che il profumo deve venire da qualche casa qui vicino, chissà se dalla casa dei Mazzoccoli o da quella della vedova De Santi).
-Non si preoccupi, dalla cima del Pincio in avanti sono solo sentieri...-
Avrebbe forse raccontato altro, ma il Maresciallo non è molto interessato -e nemmeno può sapere che quelle informazioni potranno fra pochi giorni essergli essenziali.
-Ottimo... Ora devo proprio andare, mi stanno chiamando con la radiomobile...-
E subito si siede sulla Gazzella e rimette in moto, gira l'auto e riprende la strada del ritorno. La dea celtica dei boschi... cos'è che gli gira in testa e non riesce ad uscire -dea celtica dei boschi -... Mmmh... Ecco che all'improvviso ricorda di aver visto -molte vite prima- ad una mostra sui Celti, anni fa a Venezia, la figura di guerrieri nudi con i capelli crespi d'argilla raffinata. Ecco spiegata quella strana acconciatura: vogliono essere come i celti, persino nei capelli, come quegli ultimi guerrieri che -piegati dalle armi romane- tenevano alta e robusta almeno la capigliatura.Una volta, qualche mese prima, incontrando di nuovo in processone la Mai Tri Bagatwa sempre grazie ad una telefonata della madre di don Pietro, ha chiesto il parere del suo vice, l'appuntato Tagliente, un omone abruzzese rosso di barba e capelli.
 
- Tagliè - gli ha detto- tu che ne pensi... che gli è saltato in mente a questi qui?-
- Che ci vuoi fare, Mariscià- l'appuntato guidava l'auto a memoria sulle strade sterrate del ritorno a Novafeltria dalla casa dell'Associazione.- Si vede che son fatti così: ti sei mai chiesto perchè a te piace leggere? No, vero? A te piace la poesia, a loro piace fare 'ste cose...-
- A Tagliè, mi stai prendendo in giro? Quando leggo io sto buono buono nell'angolo, e non mi metto a fare pazzie, a correre su e giù per la Caserma. Questi invece nella vita normale sono persone di successo, imprenditori, posati professori universitari, dirigenti da ventimila euro al mese. Poi, ad un certo punto, gli scatta il millennium bug in testa, e spendono tre quarti dello stipendio di un loro operaio per stare qui, a ballare come dei bambini, a raccontare del loro spirito guida, a dirsi che uno è una lince e qull'altro un gatto...-
-E vabbè, suonano col tamburello e sono felici: li vuoi mettere in galera per questo?-
- Tagliè, oggi non ti si regge. Fermati qui a cinquanta metri che ti offro un caffè, e che magari ti si sveglia anche la parte dedicata alla conversazione.

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postato da: samuelezerbini alle ore 00:08 | link | commenti (26)
categorie: 1cap cè un tempo per fare silen
domenica, 06 novembre 2005


Alice guarda il soffitto. Disegna con la mente ghirigori strani, dal lampadario alla striscia di sole del primo pomeriggio, che s'allunga fino allo specchio.
Alice è stesa sul letto, e accarezza le lenzuola per sentire il fresco sulla mano. Dicono -lo dicono- che Alice sia bella, e spesso la guardano anche i ragazzi più grandi. Quindici anni, Alice, e tre vite. In una Alice va a scuola, al Liceo Scientifico nella stessa classe di Luca. In un'altra è la Caposquadriglia delle Aquile, al Croce del Sud. Lei ed altre sette ragazze, le Aquile, la Squadriglia più giovane, laboriosa e silenziosa, simile a lei. Nella terza ha appena iniziato a fare gare di pattinaggio, alla Libertas, e si allena sempre in quella pista costruita di fronte al mare. Alice.
Fuori dalla porta della camera un cartello con scritto in inglese "Do not disturb". Ma la porta non è sigillata, e dalle fessure scivolano dentro rumori cattivi. Entrano le urla, entrano i litigi. Entra la voce del dolore, unica, eterna, che sente chiedere il suo prezzo. E'sua madre che piange, è suo padre che sbatte la porta. Alice ha anche una quarta vita, ma nessuno lo sa. Alice si alza, e accende il computer, e guarda se l'email è arrivata. Ancora no. Torna nel letto a disegnare ghirigori strani. Un suono la chiama dal piccì. Alice si alza, sposta il mouse per togliere il salvaschermo. L'icona della sua chat sta lampeggiando. Risponde. Alice.

-*-

Le signore che escono di Messa sono sempre molto contente di bere un po'del caffè che i Falchi hanno portato nel thermos, accompagnato da fette di torta. Tutto sommato sono buone, e l'idea geniale di Vittorio, occhialuto novizio undicenne -li ha convinti a tagliare tutto a fette e mescolare il risultato- ha nascosto l'incertezza delle forme di ciò che avevano autoprodotto. Molte signore lasciano anche il resto -Tenete, tenete pure... Oh ma che bravi ragazzi- e Luca si sfrega mentalmente le mani.
-Fli- dice Luca al suo Vice, che è anche il cassiere della Squadriglia- come siamo messi?-
-Alla grande! Abbiamo già fatto settanta euro stamattina!-
- Evvai! Ci scappa già il telo e tutti i cordini, e ci rimane un bel po'-
-Luca, quanto?- Dice un altro novizio
Risponde Fli, anticipando Luca -Franci, sono ottanta gustosissimi Euro! Mi sa che ci escono pure i petardi ed i fumogeni da portare in uscita, e non è ancora finita!-
Passa una signora, e tutti i sette Falchi assumono automaticamente il sorriso da bravi ragazzi-
-Ma guarda che bravi gli scout- gongola la signora ad una minuscola bimba attonita che sta trascinando verso casa- Che dici, prendiamo una fettina di torta?- La bimba sta per piangere, ma Vittorio è lesto ad allungare un piattino con il dolce più colorato alla bimba (- Oddio, chissà cosa ci ho messo per farlo così- pensa uno dei Falchi, autore di tanto colorante), che trova nella curiosità un improvviso ostacolo alle lacrime.
-Quanto vi deeevo?- Garrisce attorno al sorriso allargato un rossetto particolarmente vivace, e la voce squilla come la tromba della sveglia al campo.
Luca, con un sorriso che già altre volte ha strappato più di un sospiro a due novizie delle Colibrì,
risponde sicuro:
-Signora, è ad offerta libera! Sa, con questo nostro lavoro ci autofinanziamo nelle nostre attività...-
- Ma che braaaavi! Tenete, tenete pure!-
Tutti, con gli occhi che virano dall'incredulità all'entusiasmo, all'ammirazione per la maestria e l'arte del proprio Caposquadriglia, trattengono un attimo il fiato.
E altri dieci Euro, lentamente, trionfalmente scivolano nella cassettina.

postato da: samuelezerbini alle ore 14:21 | link | commenti
categorie: 1cap cè un tempo per fare silen
mercoledì, 30 novembre 2005


Luca ha appena pranzato, e va in camera a finire di studiare. Accende il computer, e mentre questo si avvia appoggia i libri sul letto. Fuori dalla finestra si sente lieve il sottofondo del violoncello: le due di pomeriggio, e Viola inizia i suoi esercizi. Il sonnecchiare del condominio è cullato dall'ondeggiare castano del preludio dalla prima suite per violoncello solo di J.S.Bach, e Luca non tarda a riconoscerlo. Ultimamente sta cercando di tenersi informato sui brani, e ad un suo amico canticchia a mezza voce le arie che sente suonare. Questo è un brano insolito, ed è uno dei suoi preferiti. Sente il suono dei piatti che vengono portati in cucina da sua madre quando decide di sedersi davanti al pc. Il Pc è oramai pronto ad essere usato, e Luca clicca sull'icona di Msn, il programma di chat. Magari incontra qualcuno. Fuori intanto la musica prosegue liquida, senza posa, e dalla finestra d'un altra vicina si spande lento il profumo d'una torta messa a raffreddare. Apre il diario, mentre con un occhio osserva lo schermo del pc. Sulla sua scrivania -una vecchia cattedra di scuola che suo padre ha recuperato da un antiquario di modernariato- trovano posto sia il pc, sia i suoi libri di scuola, sia l'incedere torreggiante di un cumulo di compact-disc.
Su Msn s'illumina il nome d'un'amica. Un sospiro e Luca pensa che probabilmente chattare un po'potrà giovargli nello svolgimento dei compiti, che automaticamente slittano -nella variabile scaletta della sua mente- un po' più tardi. Un po', notoriamente, non è quantificabile, per cui è rassicurante nella sua indeterminatezza: significa sempre "fra poco".
Clicca sul nome della sua compagna di classe, nonchè Caposquadriglia delle Aquile

LukeTheDuke scrive:
- Aliiiiiiii! Ci sei?

Aspetta un poco, Alice non risponde subito. Poi

AliceInWoNdErLanD FollowTheWhiteRabbit! scrive:
- Ci sono ci sono! Bacino -smack- Luca!

Inw scrive:
:*

Lkt scrive:
Cheffài? Io mi sto mettendo a fare Mate... Umpf!... non ci capisco niente... :(

InW scrive:
Già fatta... :) Se vuoi più tardi al tel ti detto tutto...

InW scrive:
Comunque è facile a parte il primo...

Lkt scrive
Eh... forse per te... io dovrei ripartire mi sa dalle tabelline... :D

Lkt scrive:
Stamattina abbiamo fatto autofinanziamento... abbiamo fatto più soldi oggi che in tutta la mia vita! :D

InW scrive:
:(

Lkt scrive:
Che c'e'?

Lkt scrive:
Che c'e' bellissimissima?

InW scrive:
Io scappo. Qui non ci sto più. :(

Lkt scrive:
Hai litigato coi tuoi?

InW scrive
No. Non proprio... Ma mi sento chiusa qui... C'è Aysha che dice che dovrei ritrovare l'equilibrio dentro me, che si è rotto, che non è più

InW scrive:
quello naturale.

Lkt scrive:
Chi è Aysha? 

InW scrive:
Perchè t'interessa? Devo essere gelosa? :) E' la mia maestra di Yoga tantrico.

Lkt scrive:
Scema... :) E poi noi due oramai siamo sposati... :)

InW scrive:
E la tua vicina di casa che suona le maracas?

Lkt scrive:
Viola? Il violoncello... Ah... Viola... sta suonando anche ora... Sài che l'ho sognata anche stanotte? L'altro ieri, per le scale m'ha anche salutato...

InW scrive:Ed ancora non ti è saltata addosso? No perchè sono preoccupata: se non ti salta addosso lei le salti addosso tu...

InW scrive
E poi mi tocca anche venirti a trovare in galera, dopo che t'ha denunciato. In galera per pedofilia...

Lkt scrive
Ma dài, ha solo due anni in meno di me..

InW scrive:
Tre... :)

Lkt scrive:
Due e mezzo... Vabbè, mi metto a fare un po' compiti, se no non ne esco vivo... Più tardi ti chiamo per mate... Bacino tutto zuccheroso...

InW scrive:
Bleah, che schifo! :) Bacio, a dopo... :***

Luca spegne il monitor del pc, si alza e va in cucina a prendere un po' d'acqua. Poi osserva fuori dalla finestra le poche nubi di un bianco accecante, ed il cielo che inizia ai bordi a prendere un colore strano. Il sole ingialla i palazzi, intensificando la tonalità man mano che s'abbassa.
Sono le quattro, e nel ronzio della lavastoviglie sente solidificarsi il sentimento del tempo che passa. Così torna in camera, e apre il quaderno.

-*-

"..io mi sveglio bene la mattina,
preparo il caffè per portarlo a te..."

Certo che la peperonata della vedova De Santi avrebbe meritato una visita di cortesia, pensa il Maresciallo La Pietra, seduto in borghese al bar di Novafeltria. Il pomeriggio sta scivolando via attraverso il pertugio dei gesti consueti, nel fondo di una tazzina di caffè amaro, forse cattivo, in una bocca anestetizzata dall'abitudine. Nell'aprirsi di una porta, nella pigra lettura dei giornali, nelle chiacchiere degli avventori in piedi di fronte alla televisione, nelle grida strozzate dei tifosi di una squadra che segna. Nella passeggiata lungo il corso fino in piazza, i saluti dei cacciatori e dei conoscenti sono un rito settimanale, come un appello a scuola. Mentre l'appuntato Tagliente presiedia il territorio, occupato a sbrigare qualche pratica in attesa di definizione, il Maresciallo sente quasi sulla pelle scivolare il sole dietro i monti, dietro il Pincio, dietro al Carpegna.

"a una piccola rosa tra le mani baciami sulle labbra e ti bacio
baciami ancora sulle labbra mi ti bacio..."

L'appuntato Tagliente in ufficio scrive usando due sole dita sul pc, battendo a ritmo con la radio, sulle note di una vecchia canzone di Giuni Russo. Pensa che più tardi tornerà a casa dalla moglie. Pensa che potrebbe invitare a cena il maresciallo. Pensa per la settima volta durante quella settimana che deve annaffiare la pianta in ufficio. La pianta sembra pensare che per fortuna c'e' la signora delle pulizie. Si allungano le ombre degli oggetti, il calendario al muro prende via via i colori che allagano la valle nel naufragio di un'altra Domenica. Filtra dalla finestra il giallo intenso che invecchia i giorni appesi al muro, li infiamma dopo poco dello stesso arancione che scontorna i monti e le poche nuvole, le rende d'oro ai bordi e le incendia al cuore. Un minuto ancora e tutto il cielo, tutta la finestra e la stanza sono di un'unica brace ardente, che piano piano s'incupisce, fino a che Tagliente è costretto ad accendere la luce.

"baciami ancora e ancora sulle labbra e ancora e ancora e ancora"

Il Corso, la via centrale di Rimini, è silenziosa nell'ora della sera in cui il rame del cielo s'infiltra e si mescola di blu. Le luci di Piazza Tre Martiri s'accendono brillanti che ancora qualche bagliore del crepuscolo permane, e appena si muove un niente di vento. S'accendono anche i fari sui duemila anni dell'Arco d'Augusto, sulle strade che portano a Ravenna e a Bologna. In autostrada continuano a scorrere veloci i fanali d'automobili e camion, che passano incontrandosi brevemente nel rapido tratto d'asfalto, per non vedersi mai più, portando chissà da dove un lieve polline di posti lontani. La grande àncora che è stata posata sul porto è solitaria. E'un imponente monumento ai caduti del mare, un'enorme àncora in metallo, che una volta svettava orgogliosa su qualche immenso transatlantico. L'importanza e la cupezza della dedica è addolcita dai bambini che solitamente vi salgono, trasformando in un grande gioco l'apparente contraddizione di un'àncora arenata a terra, senza più una barca da salvare, senza più un motivo per navigare, senza più una nave su cui salire. S'avvicina un'automobile. Sul porto continua a non esserci nessuno. L'automobile si ferma, e dentro ci sono due persone. Pare si guardino attorno: le auto parcheggiate sono tutte di clienti dei vicini ristoranti. Non c'e' nessuno. Passando dalla cancellata aperta s'avvicinano con l'automobile al bordo della banchina. Poi riprendono la direzione lineare, parallela alla linea diritta del molo. I finestrini vengono abbassati, forse per far uscire il fumo d'una sigaretta di cui s'intravede il punto di brace. Piano sterza a sinistra, verso l'orlo del molo. Pencola l'auto sull'acqua nera della notte, sulle luci della costa che s'allungano nel riflesso delle onde leggere. Ma è un attimo soltanto vedere le ruote girare nel vuoto, e cigolando l'automobile si tuffa nel nero.

"mi ti bacio mi ti bacio e mi bacio una rosa è una rosa è una rosa è una rosa è una rosa..."

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II Capitolo

Lunedì -

Luca si alza un attimo prima che la sveglia suoni, e riesce a spegnerla precisamente al primo della serie dei trilli. Sul cellulare c'è scritto "Ricevuto: 1 messaggio". Tocca sul tasto giusto, e s'illumina lo schermo. Legge il messaggino "Buongiorno Luca! Ti scrivo questo sms mentre stai dormendo, e so che lo leggerai domattina. Volevo solo dirti grazie della telefonata di ieri sera. un bacio dolce, Ali".
Veloce una tazza di caffelatte, e tre biscotti. Poi di corsa in bicicletta verso il Liceo. Lungo la strada s'incontra prima con Fli, e poi a loro si affianca Alice sul suo scooter. Piano piano durante la mattina Luca cerca di mettere a fuoco il suo piano d'attacco. A ricreazione s'incontrano di nuovo tutti tre nei corridoi della scuola.

- Secondo te questo fine settimana piove?- -Mah... ho guardato su internet, dice che c'e' nuvolo...- -Secondo te ce la faccio con Viola-
-Ma se neanche sa il tuo nome!- -Alice, e come faccio? Se solo mi avvicino divento tutto rosso...- -Ma ci hai provato, dico almeno a parlarle, a presentarti- -Fli, tu lo hai detto a Gaia che ti piace?- -Ma che c'entra? Almeno lei lo sa il mio nome!- -E per forza! Vi conoscete da quando siete entrati in Reparto...- -Certo che voi uomini siete proprio scemi: dovreste corteggiarci, seguirci,coccolarci e farci cadere nelle vostre braccia, ed invece ci tocca fare tutto a noi, anche la vostra parte...- -Eh..., magari Alice.. glielo dici tu a Gaia? Che allora si muova, sembra che le interessi fare soltanto la Vice delle Colibrì, e che tutto l'orizzonte dei suoi interessi sia la sua Squadriglia...- - Le parlerò, ma guarda Fli che a volte bisogna stare attenti a chiedere queste cose, che poi magari si avverano...- -Eh... ma voi due non sapete, oggi ho in mente un piano...(eh eh eh)- - Oddio, che disastro mi combini.. Ho già capito: prenoto il telefono per stasera...- -Oh, uffa, già finita la ricreazione...- Ciao Luca, ciao Ali, a più tardi- -Oh allora domani andiamo a comprare il materiale per l'Uscita, eh?- -Occhèi, a dopo che la prof mi spella se entro tardi...-

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lunedì, 05 dicembre 2005


Alle ore otto in punto era arrivata in caserma  una telefonata, così i carabinieri di via Destra del Porto si erano subito attivati. La perlustrazione dei fondali aveva richiesto alcune ore. Ora stanno sollevano con la gru un'automobile targata Varese, piena d'acqua, sabbia e fango, e sacchetti di plastica e rami. Il sole accecante sull'acqua non ferma il lavoro degli operai, ed alcuni carabinieri si fanno schermo con la mano, mentre piano piano s'avvicina l'auto all'asfalto della banchina.
Viene appoggiata con una grazia quasi femminile, e subito liberata dalle fasce che l'hanno portata fino a lì. Si avvicina il maresciallo locale, e guarda gli specialisti dell'Arma lavorare. All'interno c'e'una persona senza vita ormai da diverse ore, al posto di guida. I finestrini aperti hanno fatto entrare acqua rapidamente, probabilmente impedendo a questo straniero di Varese di liberarsi dalla cintura di sicurezza ed uscire. Forse sarà stato ubriaco, forse un malore lo ha colpito. Forse semplicemente la vita è stata troppo forte con lui, sai quanti ne ho visti così, che chi l'avrebbe mai detto. Magari una parola di troppo, magari una di meno che era aspettata, desiderata, richiesta. Chissà se mai il vero colpevole sentirà il peso della sua colpa, chissà se la passante cui bastava dedicargli un sorriso saprà mai che fu quello ad ucciderlo, più di tutta una vita di rifiuti ed errori. E così sul porto ha deciso che era ora di cambiare strada, e ha sterzato fino a toccare il fondo del suo male, fino a sommergersi d'acqua e alghe, perchè niente potesse sapere più di niente. Quanti ne ho visti, soli in mezzo agli altri, soli camminando, soli in un automobile, che cercavano un antidoto per il proprio male.
Il maresciallo della caserma sul porto vede all'improvviso tutti spostarsi verso il bordo del porto. Come una folata di vento che arriva, e che la senti dal frusciare, dal muoversi delle fronde degli alberi via via più vicini, partendo dai sommozzatori sente arrivare, sente ripetersi -Ce n'è un altro-. La faccenda si complica, pensa immediatamente. Forse è un altro male, allora. Forse è lo stesso male allora, ma il contagio è più ampio. Porta la mano alla cintura, ed è un riflesso incondizionato: ora la questione è diversa.
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giovedì, 19 gennaio 2006

Senza alcuna voglia di passare la mattinata in ufficio tra carte da firmare, o ad aspettare che il piantone passasse le telefonate, il Maresciallo La Pietra sta cercando il terzo motivo per fare un giro in zona. Sbrigata la questione di Petrini Gianfranco fu Augusto, produttore di mangimi per polli, in litigio con il negoziante di Novafeltria che non voleva pagare l'ultima fornitura perchè riteneva fosse andata a male. Subito dopo -un vero colpo di fortuna- il barista di Talamello, ad un chilometro da Novafeltria, ha accusato il figlio del fruttivendolo di aver sottratto senza pagare ben sei pacchetti di sigarette. Questa volta l'onnipresente madre di don Pietro aveva telefonato salvifica, ed il Maresciallo era intervenuto a quietare gli animi dei due commercianti.
Nel ritorno verso la caserma aveva fermato la macchina dove la strada accennava ad allargarsi, vicino ad una curva. Sceso, si era tolto il berretto ed aveva inspirato l'aria fresca della mattinata.
Seguiva con gli occhi la traccia madreperlacea di lumaca che la ghiaia del fiume formava nella valle, e che ripartiva in due fasce di uguale verde i clivi e le irregolari montuosità della valle. La immaginava percorsa dalle soldataglie di Federico d'Urbino o dagli uomini dei Malatesta, ed aveva provato a cancellare con la mente quanto era stato costruito e coltivato negli anni, selezionando via via l'epoca e cercando con gli occhi della mente la vista di chi ci avesse vissuto. Sentiva strisciare accanto a lui gli anni, depositarsi in fondo a qualche fosso, addosso a qualche muro, addensarsi in secoli impastandosi con le acque delle pioggie, rivoltati dai mill'anni di lavorio d'aratro e di spade. Era stato uno di quei momenti in cui si chiedeva conto della propria vita, se il corpo a corpo che ogni giorno pensava di ingaggiare contro il male fosse reale, se non fosse soltanto un modo per motivare la scelta di essere carabiniere. Per non considerarla semplicemente come la ricerca di un lavoro. Si chiedeva se fosse stato lui a scegliere, e non il casuale incontrarsi di una commissione d'esame che l'aveva reso abile e l'aveva arruolato. Chissà se prima di lui tutti coloro i quali avevano servito i numerosi signori che si erano succeduti a possedere la valle s'erano posti la stessa domanda, ovvero se il loro consumarsi non fosse altro che l'erigere di bimbo in riva al mare un castello, destinato ad essere portato via dal nero petrolio della marea notturna.
Forse non ci è chiesto di fermare tutte le maree del mondo, forse noi dobbiamo solo limitarci a fare del nostro meglio perchè la spiaggia sia pulita ed in ordine, e dopo ogni mareggiata pazientemente raccogliere i rami morti e ricostruire le palizzate. Era questo che aveva scelto, non altro. Era la certezza che al proprio lavoro non ci sarebbe mai stata fine, perchè è il male nel cuore dell'uomo che è senza fondo. Così scegliere di essere uomo custode di altri uomini era la scelta di una responsabilità infinita: diritti di fronte alla porta della Giustizia a garantire per sè e per gli altri. E per ogni notte di mareggiata assicurare una giornata di serenità. Su questo pensiero si era messo di nuovo il berretto in testa, quasi per evitare che scappasse via, ed il brillare della fiamma d'oro in cima ad esso sembrava il punto fermo, momentanea pausa d'una lunga discussione.
Tornato in caserma, s'era messo nell'ufficio di malavoglia, e firmava le carte.
Squilla il telefono.
- Maresciallo, c'e' la signora De Santi che chiede di lei.
- Dille che sono impegnato e che la richiamo io fra cinque minuti.
- Lo faccio subito, comandi signor maresciallo.
- Grazie mille.

E' un piacere che vuole consumare con calma. Probabilmente lo inviterà a pranzo: è oramai ora. E'un piacevole intermezzo: in tutta la valle nessuno cucina così, nessuno di cui lui almeno abbia avuto notizia. E poi ci scappa sempre una piacevole conversazione, nonostante talvolta il Maresciallo abbia dovuto tacere per lasciar spazio all'ampio dire dell'altra. No, non c'e' nulla davvero da fare, per cui, trascorsi dieci minuti perchè un maresciallo è sempre impegnato, e se dice cinque minuti debbono almeno essere dieci, compone il numero sulla tastiera

-Pronto...?
-La Pietra, signora De Santi, mi hanno detto che mi cer...
-Maresciallo! Che piacere sentirla! Ma lo sa che proprio l'altro giorno parlavo di lei con mia nipote -tanto una cara ragazza!- e le raccontavo che i carabinieri sembrano tanto distaccati ma alla fin fine sono fatti di pasta buona, (non sono nemmeno riuscito a finire la frase, eh...) e che cercano di aiutare sempre i
poveri diavoli come  noi che ci arrabattiamo dalla mattina alla sera nel trovare qualcosa di utile... (Oddio non si ferma più)I Come quella volta che si è fermato ad aiutarmi a cambiare la gomma dell'auto, anche se non era in servizio,(adesso provo a fermarla) o quando
- Signora, non mi dica queste cose che se no arrossis..
-Ma no ma no! Non deve! Lei sa quanto io abbia in rispetto l'Arma tutta e soprattutto lei che la rappresenta in questo povero paese (ma cos'ha fatto oggi?) con tutti quei giovinastri che passano la giornata a perdere tempo in piazza (eh, fosse il male di perdere tempo in piazza...) o a
(ma cos'ha fatto oggi, sembra che...) rompere i lampioni (sì, i lampioni delle lampade che si fanno...) e a far dannare i loro genitori (e questi a loro volta fanno dannare noi) che a loro volta fanno dannare voi. E poi la mia nipote..
-Vede Signora, mi stanno chiamando di là, può cortesemente dirmi...
-Mi scusi mi scusi volevo solo chiedere, cioè mi stavo chiedendo se non volesse venire a pranzo da me: tra l'altro a pranzo c'e' anche mia nipote che non vede l'ora (pranzo più nipote uguale ottimo affare...)di conoscerla, sa? le ho parlato tanto di lei..
-D'accordo, d'accordo, ora devo proprio andare, va bene fra un quart... ehm mezz'ora da lei?
- Si, perfetto, ora vado a finire di tirare gli strozzapreti: glieli faccio al ragù di melanzane?
-Signora, quando cucina lei non c'e' mai problema: faccia pure come vuole, ci vediamo fra poco, a dopo!
-A dopo Maresciallo!
-click-

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