Prima del Primo Capitolo
Se la prima domenica d'ottobre un turista avesse voluto passeggiare liberamente lungo la spiaggia di Rimini, avrebbe potuto farlo con grande piacere: era una giornata soleggiata. Era di quel sole che brucia sulle giacche indossate per far fronte al vento che d'autunno spira tutti i giorni dal mare, a tratti più forte, a tratti dolce. Passeggiando sui frammenti di conchiglie spezzate che si raccolgono sul bagnasciuga sarebbe stato abbagliato dal riverbero del sole, quasi da neanche accorgersi dell'acqua che nel suo va e vieni avrebbe potuto bagnargli la suola delle scarpe. Non c'e' nulla, su tutti i sedici chilometri ininterrotti di sabbia, tutto senza ombrelloni, bagnini, ragazze in costume, cabine, sdrai, palloni e racchette, barattoli d'olio solare, anziane con l'acqua a mezzo polpaccio e costumi interi a fiori o neri, cabine con a fianco scooter d'acqua, pedalò, mosconi e relativi bagnini e relativi tatuaggi femminili con allegati una caviglia affusolata, una gamba abbronzata e snella, lunghi capelli e occhi azzurri adoranti il summenzionato bagnino, senza nemmeno le bandiere ed i bambini con i gelati in mano. Solo onde di sabbia e vicino all'invisibile strada cabine sbarrate. Vedere questo spazio, questo respiro ampio sul mare l'avrebbe affascinato tanto da rischiare di preferire la spiaggia ad ottobre piuttosto che a Luglio. Accade alla maggior parte di quelli che vi abitano, e che provano a nascondersi la verità di una città che si veste di sposa d'estate, e di moglie nelle altre tre stagioni. Sempre bella, sempre fedele, ma raggiante da Giugno a Settembre, quotidiana e fascinosa da Ottobre a Maggio.
Non avrebbe mancato di notare di lontano il promontorio di Gradara, che segna il confine oltre il quale a Sud non si vede nient'altro, mentre a Nord lo sguardo vaga sin oltre a Cesenatico, e probabilmente se non si fosse interrato ed allontanato inesorabilmente dal mare si sarebbe potuto vedere -mille anni fa- il Porto di Classe.
Il rumore che fa il vento arricciando le onde vicino a riva solitamente cancella ogni altro suono, e seppure forte assomiglia molto ad un silenzio, per cui i pensieri avrebbero potuto perdersi, spostando pigramente gli occhi tra la linea blu che sottolinea l'attaccatura del cielo al mare e la striscia di sabbia chiara che porta sopra -come fosse una corona dall'incomprensibile merlatura- per tutti i sedici chilometri alberghi alberghi alberghi.
Alice guarda il soffitto. Disegna con la mente ghirigori strani, dal lampadario alla striscia di sole del primo pomeriggio, che s'allunga fino allo specchio.
Alice è stesa sul letto, e accarezza le lenzuola per sentire il fresco sulla mano. Dicono -lo dicono- che Alice sia bella, e spesso la guardano anche i ragazzi più grandi. Quindici anni, Alice, e tre vite. In una Alice va a scuola, al Liceo Scientifico nella stessa classe di Luca. In un'altra è la Caposquadriglia delle Aquile, al Croce del Sud. Lei ed altre sette ragazze, le Aquile, la Squadriglia più giovane, laboriosa e silenziosa, simile a lei. Nella terza ha appena iniziato a fare gare di pattinaggio, alla Libertas, e si allena sempre in quella pista costruita di fronte al mare. Alice.
Fuori dalla porta della camera un cartello con scritto in inglese "Do not disturb". Ma la porta non è sigillata, e dalle fessure scivolano dentro rumori cattivi. Entrano le urla, entrano i litigi. Entra la voce del dolore, unica, eterna, che sente chiedere il suo prezzo. E'sua madre che piange, è suo padre che sbatte la porta. Alice ha anche una quarta vita, ma nessuno lo sa. Alice si alza, e accende il computer, e guarda se l'email è arrivata. Ancora no. Torna nel letto a disegnare ghirigori strani. Un suono la chiama dal piccì. Alice si alza, sposta il mouse per togliere il salvaschermo. L'icona della sua chat sta lampeggiando. Risponde. Alice.
-*-
Le signore che escono di Messa sono sempre molto contente di bere un po'del caffè che i Falchi hanno portato nel thermos, accompagnato da fette di torta. Tutto sommato sono buone, e l'idea geniale di Vittorio, occhialuto novizio undicenne -li ha convinti a tagliare tutto a fette e mescolare il risultato- ha nascosto l'incertezza delle forme di ciò che avevano autoprodotto. Molte signore lasciano anche il resto -Tenete, tenete pure... Oh ma che bravi ragazzi- e Luca si sfrega mentalmente le mani.
-Fli- dice Luca al suo Vice, che è anche il cassiere della Squadriglia- come siamo messi?-
-Alla grande! Abbiamo già fatto settanta euro stamattina!-
- Evvai! Ci scappa già il telo e tutti i cordini, e ci rimane un bel po'-
-Luca, quanto?- Dice un altro novizio
Risponde Fli, anticipando Luca -Franci, sono ottanta gustosissimi Euro! Mi sa che ci escono pure i petardi ed i fumogeni da portare in uscita, e non è ancora finita!-
Passa una signora, e tutti i sette Falchi assumono automaticamente il sorriso da bravi ragazzi-
-Ma guarda che bravi gli scout- gongola la signora ad una minuscola bimba attonita che sta trascinando verso casa- Che dici, prendiamo una fettina di torta?- La bimba sta per piangere, ma Vittorio è lesto ad allungare un piattino con il dolce più colorato alla bimba (- Oddio, chissà cosa ci ho messo per farlo così- pensa uno dei Falchi, autore di tanto colorante), che trova nella curiosità un improvviso ostacolo alle lacrime.
-Quanto vi deeevo?- Garrisce attorno al sorriso allargato un rossetto particolarmente vivace, e la voce squilla come la tromba della sveglia al campo.
Luca, con un sorriso che già altre volte ha strappato più di un sospiro a due novizie delle Colibrì,
risponde sicuro:
-Signora, è ad offerta libera! Sa, con questo nostro lavoro ci autofinanziamo nelle nostre attività...-
- Ma che braaaavi! Tenete, tenete pure!-
Tutti, con gli occhi che virano dall'incredulità all'entusiasmo, all'ammirazione per la maestria e l'arte del proprio Caposquadriglia, trattengono un attimo il fiato.
E altri dieci Euro, lentamente, trionfalmente scivolano nella cassettina.
Luca ha appena pranzato, e va in camera a finire di studiare. Accende il computer, e mentre questo si avvia appoggia i libri sul letto. Fuori dalla finestra si sente lieve il sottofondo del violoncello: le due di pomeriggio, e Viola inizia i suoi esercizi. Il sonnecchiare del condominio è cullato dall'ondeggiare castano del preludio dalla prima suite per violoncello solo di J.S.Bach, e Luca non tarda a riconoscerlo. Ultimamente sta cercando di tenersi informato sui brani, e ad un suo amico canticchia a mezza voce le arie che sente suonare. Questo è un brano insolito, ed è uno dei suoi preferiti. Sente il suono dei piatti che vengono portati in cucina da sua madre quando decide di sedersi davanti al pc. Il Pc è oramai pronto ad essere usato, e Luca clicca sull'icona di Msn, il programma di chat. Magari incontra qualcuno. Fuori intanto la musica prosegue liquida, senza posa, e dalla finestra d'un altra vicina si spande lento il profumo d'una torta messa a raffreddare. Apre il diario, mentre con un occhio osserva lo schermo del pc. Sulla sua scrivania -una vecchia cattedra di scuola che suo padre ha recuperato da un antiquario di modernariato- trovano posto sia il pc, sia i suoi libri di scuola, sia l'incedere torreggiante di un cumulo di compact-disc.
Su Msn s'illumina il nome d'un'amica. Un sospiro e Luca pensa che probabilmente chattare un po'potrà giovargli nello svolgimento dei compiti, che automaticamente slittano -nella variabile scaletta della sua mente- un po' più tardi. Un po', notoriamente, non è quantificabile, per cui è rassicurante nella sua indeterminatezza: significa sempre "fra poco".
Clicca sul nome della sua compagna di classe, nonchè Caposquadriglia delle Aquile
LukeTheDuke scrive:
- Aliiiiiiii! Ci sei?
Aspetta un poco, Alice non risponde subito. Poi
AliceInWoNdErLanD FollowTheWhiteRabbit! scrive:
- Ci sono ci sono! Bacino -smack- Luca!
Inw scrive:
:*
Lkt scrive:
Cheffài? Io mi sto mettendo a fare Mate... Umpf!... non ci capisco niente... :(
InW scrive:
Già fatta... :) Se vuoi più tardi al tel ti detto tutto...
InW scrive:
Comunque è facile a parte il primo...
Lkt scrive
Eh... forse per te... io dovrei ripartire mi sa dalle tabelline... :D
Lkt scrive:
Stamattina abbiamo fatto autofinanziamento... abbiamo fatto più soldi oggi che in tutta la mia vita! :D
InW scrive:
:(
Lkt scrive:
Che c'e'?
Lkt scrive:
Che c'e' bellissimissima?
InW scrive:
Io scappo. Qui non ci sto più. :(
Lkt scrive:
Hai litigato coi tuoi?
InW scrive
No. Non proprio... Ma mi sento chiusa qui... C'è Aysha che dice che dovrei ritrovare l'equilibrio dentro me, che si è rotto, che non è più
InW scrive:
quello naturale.
Lkt scrive:
Chi è Aysha?
InW scrive:
Perchè t'interessa? Devo essere gelosa? :) E' la mia maestra di Yoga tantrico.
Lkt scrive:
Scema... :) E poi noi due oramai siamo sposati... :)
InW scrive:
E la tua vicina di casa che suona le maracas?
Lkt scrive:
Viola? Il violoncello... Ah... Viola... sta suonando anche ora... Sài che l'ho sognata anche stanotte? L'altro ieri, per le scale m'ha anche salutato...
InW scrive:Ed ancora non ti è saltata addosso? No perchè sono preoccupata: se non ti salta addosso lei le salti addosso tu...
InW scrive
E poi mi tocca anche venirti a trovare in galera, dopo che t'ha denunciato. In galera per pedofilia...
Lkt scrive
Ma dài, ha solo due anni in meno di me..
InW scrive:
Tre... :)
Lkt scrive:
Due e mezzo... Vabbè, mi metto a fare un po' compiti, se no non ne esco vivo... Più tardi ti chiamo per mate... Bacino tutto zuccheroso...
InW scrive:
Bleah, che schifo! :) Bacio, a dopo... :***
Luca spegne il monitor del pc, si alza e va in cucina a prendere un po' d'acqua. Poi osserva fuori dalla finestra le poche nubi di un bianco accecante, ed il cielo che inizia ai bordi a prendere un colore strano. Il sole ingialla i palazzi, intensificando la tonalità man mano che s'abbassa.
Sono le quattro, e nel ronzio della lavastoviglie sente solidificarsi il sentimento del tempo che passa. Così torna in camera, e apre il quaderno.
-*-
"..io mi sveglio bene la mattina,
preparo il caffè per portarlo a te..."
Certo che la peperonata della vedova De Santi avrebbe meritato una visita di cortesia, pensa il Maresciallo La Pietra, seduto in borghese al bar di Novafeltria. Il pomeriggio sta scivolando via attraverso il pertugio dei gesti consueti, nel fondo di una tazzina di caffè amaro, forse cattivo, in una bocca anestetizzata dall'abitudine. Nell'aprirsi di una porta, nella pigra lettura dei giornali, nelle chiacchiere degli avventori in piedi di fronte alla televisione, nelle grida strozzate dei tifosi di una squadra che segna. Nella passeggiata lungo il corso fino in piazza, i saluti dei cacciatori e dei conoscenti sono un rito settimanale, come un appello a scuola. Mentre l'appuntato Tagliente presiedia il territorio, occupato a sbrigare qualche pratica in attesa di definizione, il Maresciallo sente quasi sulla pelle scivolare il sole dietro i monti, dietro il Pincio, dietro al Carpegna.
"a una piccola rosa tra le mani baciami sulle labbra e ti bacio
baciami ancora sulle labbra mi ti bacio..."
L'appuntato Tagliente in ufficio scrive usando due sole dita sul pc, battendo a ritmo con la radio, sulle note di una vecchia canzone di Giuni Russo. Pensa che più tardi tornerà a casa dalla moglie. Pensa che potrebbe invitare a cena il maresciallo. Pensa per la settima volta durante quella settimana che deve annaffiare la pianta in ufficio. La pianta sembra pensare che per fortuna c'e' la signora delle pulizie. Si allungano le ombre degli oggetti, il calendario al muro prende via via i colori che allagano la valle nel naufragio di un'altra Domenica. Filtra dalla finestra il giallo intenso che invecchia i giorni appesi al muro, li infiamma dopo poco dello stesso arancione che scontorna i monti e le poche nuvole, le rende d'oro ai bordi e le incendia al cuore. Un minuto ancora e tutto il cielo, tutta la finestra e la stanza sono di un'unica brace ardente, che piano piano s'incupisce, fino a che Tagliente è costretto ad accendere la luce.
"baciami ancora e ancora sulle labbra e ancora e ancora e ancora"
Il Corso, la via centrale di Rimini, è silenziosa nell'ora della sera in cui il rame del cielo s'infiltra e si mescola di blu. Le luci di Piazza Tre Martiri s'accendono brillanti che ancora qualche bagliore del crepuscolo permane, e appena si muove un niente di vento. S'accendono anche i fari sui duemila anni dell'Arco d'Augusto, sulle strade che portano a Ravenna e a Bologna. In autostrada continuano a scorrere veloci i fanali d'automobili e camion, che passano incontrandosi brevemente nel rapido tratto d'asfalto, per non vedersi mai più, portando chissà da dove un lieve polline di posti lontani. La grande àncora che è stata posata sul porto è solitaria. E'un imponente monumento ai caduti del mare, un'enorme àncora in metallo, che una volta svettava orgogliosa su qualche immenso transatlantico. L'importanza e la cupezza della dedica è addolcita dai bambini che solitamente vi salgono, trasformando in un grande gioco l'apparente contraddizione di un'àncora arenata a terra, senza più una barca da salvare, senza più un motivo per navigare, senza più una nave su cui salire. S'avvicina un'automobile. Sul porto continua a non esserci nessuno. L'automobile si ferma, e dentro ci sono due persone. Pare si guardino attorno: le auto parcheggiate sono tutte di clienti dei vicini ristoranti. Non c'e' nessuno. Passando dalla cancellata aperta s'avvicinano con l'automobile al bordo della banchina. Poi riprendono la direzione lineare, parallela alla linea diritta del molo. I finestrini vengono abbassati, forse per far uscire il fumo d'una sigaretta di cui s'intravede il punto di brace. Piano sterza a sinistra, verso l'orlo del molo. Pencola l'auto sull'acqua nera della notte, sulle luci della costa che s'allungano nel riflesso delle onde leggere. Ma è un attimo soltanto vedere le ruote girare nel vuoto, e cigolando l'automobile si tuffa nel nero.
"mi ti bacio mi ti bacio e mi bacio una rosa è una rosa è una rosa è una rosa è una rosa..."
II Capitolo
Lunedì -
Luca si alza un attimo prima che la sveglia suoni, e riesce a spegnerla precisamente al primo della serie dei trilli. Sul cellulare c'è scritto "Ricevuto: 1 messaggio". Tocca sul tasto giusto, e s'illumina lo schermo. Legge il messaggino "Buongiorno Luca! Ti scrivo questo sms mentre stai dormendo, e so che lo leggerai domattina. Volevo solo dirti grazie della telefonata di ieri sera. un bacio dolce, Ali".
Veloce una tazza di caffelatte, e tre biscotti. Poi di corsa in bicicletta verso il Liceo. Lungo la strada s'incontra prima con Fli, e poi a loro si affianca Alice sul suo scooter. Piano piano durante la mattina Luca cerca di mettere a fuoco il suo piano d'attacco. A ricreazione s'incontrano di nuovo tutti tre nei corridoi della scuola.
- Secondo te questo fine settimana piove?- -Mah... ho guardato su internet, dice che c'e' nuvolo...- -Secondo te ce la faccio con Viola-
-Ma se neanche sa il tuo nome!- -Alice, e come faccio? Se solo mi avvicino divento tutto rosso...- -Ma ci hai provato, dico almeno a parlarle, a presentarti- -Fli, tu lo hai detto a Gaia che ti piace?- -Ma che c'entra? Almeno lei lo sa il mio nome!- -E per forza! Vi conoscete da quando siete entrati in Reparto...- -Certo che voi uomini siete proprio scemi: dovreste corteggiarci, seguirci,coccolarci e farci cadere nelle vostre braccia, ed invece ci tocca fare tutto a noi, anche la vostra parte...- -Eh..., magari Alice.. glielo dici tu a Gaia? Che allora si muova, sembra che le interessi fare soltanto la Vice delle Colibrì, e che tutto l'orizzonte dei suoi interessi sia la sua Squadriglia...- - Le parlerò, ma guarda Fli che a volte bisogna stare attenti a chiedere queste cose, che poi magari si avverano...- -Eh... ma voi due non sapete, oggi ho in mente un piano...(eh eh eh)- - Oddio, che disastro mi combini.. Ho già capito: prenoto il telefono per stasera...- -Oh, uffa, già finita la ricreazione...- Ciao Luca, ciao Ali, a più tardi- -Oh allora domani andiamo a comprare il materiale per l'Uscita, eh?- -Occhèi, a dopo che la prof mi spella se entro tardi...-
Senza alcuna voglia di passare la mattinata in ufficio tra carte da firmare, o ad aspettare che il piantone passasse le telefonate, il Maresciallo La Pietra sta cercando il terzo motivo per fare un giro in zona. Sbrigata la questione di Petrini Gianfranco fu Augusto, produttore di mangimi per polli, in litigio con il negoziante di Novafeltria che non voleva pagare l'ultima fornitura perchè riteneva fosse andata a male. Subito dopo -un vero colpo di fortuna- il barista di Talamello, ad un chilometro da Novafeltria, ha accusato il figlio del fruttivendolo di aver sottratto senza pagare ben sei pacchetti di sigarette. Questa volta l'onnipresente madre di don Pietro aveva telefonato salvifica, ed il Maresciallo era intervenuto a quietare gli animi dei due commercianti.
Nel ritorno verso la caserma aveva fermato la macchina dove la strada accennava ad allargarsi, vicino ad una curva. Sceso, si era tolto il berretto ed aveva inspirato l'aria fresca della mattinata.
Seguiva con gli occhi la traccia madreperlacea di lumaca che la ghiaia del fiume formava nella valle, e che ripartiva in due fasce di uguale verde i clivi e le irregolari montuosità della valle. La immaginava percorsa dalle soldataglie di Federico d'Urbino o dagli uomini dei Malatesta, ed aveva provato a cancellare con la mente quanto era stato costruito e coltivato negli anni, selezionando via via l'epoca e cercando con gli occhi della mente la vista di chi ci avesse vissuto. Sentiva strisciare accanto a lui gli anni, depositarsi in fondo a qualche fosso, addosso a qualche muro, addensarsi in secoli impastandosi con le acque delle pioggie, rivoltati dai mill'anni di lavorio d'aratro e di spade. Era stato uno di quei momenti in cui si chiedeva conto della propria vita, se il corpo a corpo che ogni giorno pensava di ingaggiare contro il male fosse reale, se non fosse soltanto un modo per motivare la scelta di essere carabiniere. Per non considerarla semplicemente come la ricerca di un lavoro. Si chiedeva se fosse stato lui a scegliere, e non il casuale incontrarsi di una commissione d'esame che l'aveva reso abile e l'aveva arruolato. Chissà se prima di lui tutti coloro i quali avevano servito i numerosi signori che si erano succeduti a possedere la valle s'erano posti la stessa domanda, ovvero se il loro consumarsi non fosse altro che l'erigere di bimbo in riva al mare un castello, destinato ad essere portato via dal nero petrolio della marea notturna.
Forse non ci è chiesto di fermare tutte le maree del mondo, forse noi dobbiamo solo limitarci a fare del nostro meglio perchè la spiaggia sia pulita ed in ordine, e dopo ogni mareggiata pazientemente raccogliere i rami morti e ricostruire le palizzate. Era questo che aveva scelto, non altro. Era la certezza che al proprio lavoro non ci sarebbe mai stata fine, perchè è il male nel cuore dell'uomo che è senza fondo. Così scegliere di essere uomo custode di altri uomini era la scelta di una responsabilità infinita: diritti di fronte alla porta della Giustizia a garantire per sè e per gli altri. E per ogni notte di mareggiata assicurare una giornata di serenità. Su questo pensiero si era messo di nuovo il berretto in testa, quasi per evitare che scappasse via, ed il brillare della fiamma d'oro in cima ad esso sembrava il punto fermo, momentanea pausa d'una lunga discussione.
Tornato in caserma, s'era messo nell'ufficio di malavoglia, e firmava le carte.
Squilla il telefono.
- Maresciallo, c'e' la signora De Santi che chiede di lei.
- Dille che sono impegnato e che la richiamo io fra cinque minuti.
- Lo faccio subito, comandi signor maresciallo.
- Grazie mille.
E' un piacere che vuole consumare con calma. Probabilmente lo inviterà a pranzo: è oramai ora. E'un piacevole intermezzo: in tutta la valle nessuno cucina così, nessuno di cui lui almeno abbia avuto notizia. E poi ci scappa sempre una piacevole conversazione, nonostante talvolta il Maresciallo abbia dovuto tacere per lasciar spazio all'ampio dire dell'altra. No, non c'e' nulla davvero da fare, per cui, trascorsi dieci minuti perchè un maresciallo è sempre impegnato, e se dice cinque minuti debbono almeno essere dieci, compone il numero sulla tastiera
-Pronto...?
-La Pietra, signora De Santi, mi hanno detto che mi cer...
-Maresciallo! Che piacere sentirla! Ma lo sa che proprio l'altro giorno parlavo di lei con mia nipote -tanto una cara ragazza!- e le raccontavo che i carabinieri sembrano tanto distaccati ma alla fin fine sono fatti di pasta buona, (non sono nemmeno riuscito a finire la frase, eh...) e che cercano di aiutare sempre i
poveri diavoli come noi che ci arrabattiamo dalla mattina alla sera nel trovare qualcosa di utile... (Oddio non si ferma più)I Come quella volta che si è fermato ad aiutarmi a cambiare la gomma dell'auto, anche se non era in servizio,(adesso provo a fermarla) o quando
- Signora, non mi dica queste cose che se no arrossis..
-Ma no ma no! Non deve! Lei sa quanto io abbia in rispetto l'Arma tutta e soprattutto lei che la rappresenta in questo povero paese (ma cos'ha fatto oggi?) con tutti quei giovinastri che passano la giornata a perdere tempo in piazza (eh, fosse il male di perdere tempo in piazza...) o a
(ma cos'ha fatto oggi, sembra che...) rompere i lampioni (sì, i lampioni delle lampade che si fanno...) e a far dannare i loro genitori (e questi a loro volta fanno dannare noi) che a loro volta fanno dannare voi. E poi la mia nipote..
-Vede Signora, mi stanno chiamando di là, può cortesemente dirmi...
-Mi scusi mi scusi volevo solo chiedere, cioè mi stavo chiedendo se non volesse venire a pranzo da me: tra l'altro a pranzo c'e' anche mia nipote che non vede l'ora (pranzo più nipote uguale ottimo affare...)di conoscerla, sa? le ho parlato tanto di lei..
-D'accordo, d'accordo, ora devo proprio andare, va bene fra un quart... ehm mezz'ora da lei?
- Si, perfetto, ora vado a finire di tirare gli strozzapreti: glieli faccio al ragù di melanzane?
-Signora, quando cucina lei non c'e' mai problema: faccia pure come vuole, ci vediamo fra poco, a dopo!
-A dopo Maresciallo!
-click-